L'altra sera siamo andati a vedere "Lavorare con lentezza" di Guido Chiesa, un film molto particolare sui fatti di Bologna '77 la cui storia ruota intorno a Radio Alice ed al movimento che cercò di liberare energie di trasformazione nel paese, prima di essere precipitato in quelli che oggi conosciamo come gli anni di piombo.
Allora ero uno studente "quasi maggiorenne" e come molti guardavo con interesse quei fermenti creativi e quella voglia di cambiare che, come a Bologna, permeavano la vita di noi giovani virgulti romani.
E l'Itis "Fermi" di Roma era un bel laboratorio di esperienze, all'epoca.
Nel mezzo del film stacca come un pugno nello stomaco Land di Patti Smith (perdonate l'amore sviscerato) e, tra le altre scene, colpisce la figura del carabiniere deputato all'ascolto della radio per segnalare eventuali reati che, nelle ultime scene, si mette al microfono della radio semidistrutta dall'irruzione ed esprime liberamente, una volta, l'opinione del carabiniere semplice.
Oppure la figura del tenente Lippolis, frustrato da una situazione familiare pesante e dal malcontento dovuto ad un errore che gli blocca la carriera.. una figura tutto sommato umana, perfettamente interpretata dall'ottimo Valerio Mastandrea, che nella sua normalità viene scaraventato in piazza ed autorizza l'uso delle armi che porteranno all'assasinio del povero Lorusso.
Non avevamo il brio creativo di Alice a Roma, ma realtà altrettanto radicate erano Onda Rossa, radio proletaria e le stesse radio città futura e radio radicale che ci tenevano informati come le radio rai non facevano neanche allora.
E l'impatto della notizia dell'uccisione del Lorusso fu devastante anche da noi... :-(
Segnò la fine di un'utopia ben prima che la spianassero, reclamati anche dal PCI bolognese, i carri armati mandati dal solito Cossiga (notate quante volte questo signore si è messo di traverso sulla nostra strada?) e le P38.
Ma al di là del film di cui trovate varie recensioni/analisi in rete, compresa quella di uno dei protagonisti di Radio Alice, il sempre attivo Bifo :-) o quella del "maestro" Valerio Evangelisti, il film può anche essere letto come un pretesto per rilanciare una possibile risposta all'imperante etica (!?!) del liberismo economico.
Quel "lavorare con lentezza" sigla d'apertura delle giornate di Alice potrebbe infatti diventare una metafora attiva per uscire da tutti quei vincoli che il lavoro, sempre più precario e sempre più invadente, ci impone oggi!
Con le parole di Bifo " Lavorare con lentezza parla di oggi, parla di quello che dovremmo fare.
Parla del contagio che si dovrebbe diffondere, oggi, nell'immaginario collettivo:
il contagio della lentezza. Il contagio della tenerezza. "
vorrei invitarvi a sperimentare nella nostra vita quotidiana questo semplice concetto, provando a lasciare fuori la competizione ossessiva e ricreando uno spazio per la felicità e la tenerezza.
Interrompiamo questa spirale che abolisce la separazione tra il tempo del lavoro e quello privato, a tutto vantaggio del primo: riappropriamoci dei nostri spazi di socialità e collaborazione.
Utopia?
Ma abbiamo altri modi per non finire schiacciati dagli ingranaggi ed usare la tecnologia per noi e non contro, solo per lavoro?
Tenete d'occhio il sito ufficiale del film, che è anche altro e non dimenticate gli sceneggiatori Wu Ming.
Meditiamo gente,
MediatiAmo!
;-)