29/10/2004
La macchina di voto in Florida. :-)
Assolutamente da vedere: come si vota in Florida!
;-)
28/10/2004
Unamerican
Video contro George W. su Internet
Uno dei migliori music video mai visti su internet, fatto autonomamente dal cantante Ian Rhett si può visionare a www.sharedvoice.org/unamerican/index.html. Intitolato Non Sapevo di Essere un anti-americano, esprime la disperazione di un cittadino statunitense governato da una classe dirigente eversiva, oscurantista e repressiva.
La musica è semplice ed efficace con un testo ispirato ai diritti e doveri immortalati nella dichiarazione d'indipendenza americana e calpestati dalla presente amministrazione repubblicana.
La canzone è accompagnata da un abile montaggio di immagini in flash video, a cura dello stesso Rhett, in cui appaiono manifestanti, visi di bambini poveri e non, intercalati da citazioni di Thomas Jefferson, John Eisenhower ed altri «padri della patria» in cui viene risaltato lo spirito e il dovere degli americani di ribellarsi contro ogni ingiustizia. «Non sapevo di essere anti patriottico per aver preso una posizione a favore di quello in cui credo» dice in una strofa.
Una bella, semplice anche se un po' ingenua boccata d'aria dall'America. Da non perdere.
Fonte: Il Manifesto del 26-10-2004
27/10/2004
Genova nome per nome.
Un libro di "Terre di Mezzo" e "Altreconomia"
pagg. 624, Euro 25. Con Cd-Rom allegato (acquistabile separatamente a 7 Euro)
Prefazione di Lorenzo Guadagnucci. i diritti d'autore del Cd-Rom saranno devoluti al "Comitato Verita' e Giustizia per Genova".
Scrive l'autore:
In queste pagine ci ho messo tanta passione e tanta fatica, ma sono un po' preoccupato, perchè un libro così grosso, con un prezzo di copertina alto, a due anni dai fatti di Genova, rischia di non essere capito. Io invece sono convinto che sia molto interessante e utile da leggere, perche' questo e' quello che mi hanno detto tutti quelli che ne hanno sfogliato le bozze.
Vi assicuro che in giro non c'e' nulla che si avvicini anche solo minimamente alla completezza di questo libro, non lo dico per presunzione, ma perche' il tempo che ci ho messo a incrociare decine di fonti differenti ha dato a questo lavoro un valore in piu' rispetto alle altre ricostruzioni di quei giorni...
E una precisazione (sempre di Carlo): 25 euro per un libro possono sembrare tanti, ma in realtà con quei soldi state comprando due anni del mio lavoro e 3000 euro di spesa per comprare tutti i libri, i filmati e le riviste che ho consultato. A questo aggiungete la spesa per essere presente a Genova durante i giorni del G8 e una "indennità di rischio" per le situazioni che mi sono trovato a vivere.
Dopo questi conti, 25 euro vi sembrano ancora tanti o si può rinunciare a una birra e una pizza per comprare una inchiesta fatta come si deve?
Carlo Gubitosa è un giornalista della rete telematica "PeaceLink" (www.peacelink.it). Collabora con varie riviste, tra cui "Terre di Mezzo", "Altreconomia" e "Nigrizia". Ha già pubblicato i volumi "Telematica per la Pace" (1996), "Oltre Internet" (1997), "Italian Crackdown" (1999), "L'informazione alternativa" (2002)
Fonte: Unimondo.org
24/10/2004
Inchiesta sulla politica fiscale di Berlusconi.
Scendono le tasse, cresce l'ingiustizia
Tutti gli imbrogli della politica fiscale di Berlusconi/1Ci vogliono 7 miliardi di euro per un taglio di 37 euro al mese per i redditi da 20 mila a 25 mila euro. Per 20 mila euro un «regalo» di ben 66 euro. Ma i ricchissimi avranno soldi veri
PAOLO ANDRUCCIOLI da "Il Manifesto" del 22 ottobre 2004 pag 13.
Trentasette euro al mese, ovvero poco più di un euro al giorno. Una somma che però rischia di essere decurtata e in certi casi annullata dal prossimo aumento delle tasse locali, dall'arrivo di altre imprevedibili gabelle e dal taglio dei servizi che gli enti locali dovranno attuare per non andare in bancarotta. E' questo il bilancio della seconda puntata della «rivoluzione» fiscale avviata da Giulio Tremonti nel 2001, dal punto di vista del contribuente italiano medio che ha un reddito tra i 20 e i 25 mila euro all'anno.
Altro punto di vista, naturalmente, quello dei contribuenti d'élite (per quando si degnano di pagare tutte le tasse).
Per i fortunati possessori di redditi superiori ai 100 mila euro, lo sgravio fiscale in arrivo sarà quindici volte quello applicato alla gente comune.
I ricchissimi guadagneranno 6.357 euro a testa.
Chi ci guadagna
Stiamo parlando di una delle tante simulazioni che girano in questi giorni sulle ipotesi di modifica della curva Ire, la nuova tassa che prenderà il posto dell'Irpef, l'imposta sulle persone fisiche. Le previsioni e le cifre le abbiamo estrapolate liberamente da un'analisi della riforma di due dei maggiori esperti della materia, Massimo Baldini e Paolo Bosi, che hanno pubblicato il loro ultimo lavoro su «chi ci guadagna e chi ci perde» su www.lavoce.info.
Le cifre frutto dei loro calcoli sono considerate ormai il punto di riferimento anche da altri studiosi e ritornano in un saggio più ampio degli stessi autori scritto insieme a Cecilia Guerra e Silvia Giannini del Centro di Analisi delle politiche pubbliche che fa capo all'università di Modena.
«A favore dell'1,78% dei contribuenti con imponibile superiore a 70 mila euro - scrivono gli economisti - si concentra il 70% dello sgravio complessivo».
Per questo ai contribuenti con redditi tra i 20 e i 25 mila euro andranno 444 euro, ovvero 37 euro al mese. Conclusioni simili si trovano comunque anche in studi precedenti.
In un saggio di Fernando Di Nicola del Secit, pubblicato sul primo numero del 2003 della rivista «Studi e Note di economia», si spiega che la prima parte della riforma fiscale ha avuto una valenza redistributiva a favore dei redditi più bassi, allargando l'area della completa esenzione Irpef, mentre il secondo modulo della riforma, così come era stato pensato da Giulio Tremonti, si caratterizza soprattutto per i notevoli benefici per le classi di reddito più elevate e nonostante la decrescita delle deduzioni.
Ora, quella riforma Tremonti è già seppellita, perché non si parla più del modello flat rate e delle uniche due aliquote del 23% e del 33%.
Gli effetti pro-ricchi rimangono però tutti, anche con la terza aliquota al 39% e perfino con una eventuale quarta aliquota come vorrebbe An, con una mossa più elettorale che altro. Fini e i colonnelli del partito si precipitano infatti a giustificare la loro proposta e dicono che, caso mai, «il contributo di solidarietà» dei ricconi sarà solo temporaneo.
Tutti gli altri, la gente comune, dovrà invece subire il taglio dei servizi per sempre.
Chi è senza reddito...
«Bisogna attendere il testo definitivo - dice Cecilia Guerra, docente dell'Università di Modena - ma quello che sembra già chiaro è che si stanno per spendere tanti soldi (sei o sette miliardi) per una misura che avrà effetti redistributivi molto dubbi.
E' anche chiaro che lo strumento fiscale non sembra il più efficace per intervenire a favore delle famiglie a più basso reddito». C'è infatti la grande questione degli «incapienti», quelli che stanno sotto certi livelli e che non pagando le tasse non possono beneficiare del sistema delle deduzioni e detrazioni.
Ma c'è anche, soprattutto, l'altra grande questione degli assegni famigliari e del sostegno reale (in positivo) agli individui con persone a carico, spesso anziane.
Sempre secondo la professoressa Guerra, bisognerebbe ripensare tutta la logica e immaginare un vero programma di trasferimenti. Le cose più preoccupanti, poi, sono i presupposti ideologici dell'operazione taglio delle tasse.
Si preferisce proporre al popolo uno scambio tra qualche spicciolo in più in tasca e meno servizi, con un bilancio che sarà tutto in negativo. L'altro presupposto dell'operazione è quello relativo allo sviluppo e alla crescita economica.
Si dice: meno tasse ci sono, più soldi circolano e più si cresce.
Niente di più falso, come dimostriamo anche in un articolo in questa pagina e come ha spiegato, con dovizia di riferimenti agli Usa, Laura Pennacchi nel suo saggio «L'eguaglianza e le tasse», (Donzelli, 2004).
Non c'è nessuna evidenza empirica, spiega ancora Cecilia Guerra, che dimostrebbe il nesso tra meno tasse e più occupazione.
Anzi, se si studiano con attenzione le ricerche statunitensi si scopre che da Reagan in poi c'è stata una crescita occupazionale negli Usa nei settori e per le categorie che non hanno beneficiato del tagli fiscali. L'esatto contario della bassa propaganda di George Bush.
Gli sgravi fiscali non hanno fatto miracoli negli Usa e non li faranno da noi, nonostante la propensione miracolistica di questo governo.
Negli Usa i ricchissimi, ha spiegato Massimo Baldini su il Riformista, pagano oggi più tasse anche perché sono stati agevolati nel diventare più ricchi dal taglio delle tasse.
Ma questo fenomeno non è la causa della crescita del Pil. Senza i tagli fiscali, il contributo dei ricchi all'imposta totale sarebbe probabilmente cresciuto ancora di più.
«Se si vuole usare il sistema fiscale per favorire la ripresa - spiega Baldini - la strada migliore non è quella di diminuire le tasse ai ricchi, ma quella di ridurre le imposte o i contributi ai lavoratori a reddito medio e basso». Anche qui, il contrario di quello che sta succedendo in Italia con la finanziaria 2005.
E a proposito di manovra, vanno segnalate due stranezze o due forme di schizofrenia nelle scelte politiche del governo. Stranezze che però hanno forse una spiegazione logica.
La prima stranezza è quella sottolineata nella relazione di minoranza alla finanziaria firmata da un gruppo di deputati dell'Ulivo, tra cui Giorgio Benvenuto e Alfiero Grandi, dove si parla dell'«illusionismo fiscale» della manovra.
Per recuperare gettito, spiegano i deputati, il governo ha messo in campo una manovra che prevede un'entrata di 7,5 miliardi di euro, ovvero più di quello che si promette come riduzione delle tasse.
Il governo da una parte, per propaganda, parla di taglio delle tasse, dall'altra aumenta le imposte e cerca di colpire settori che sono stati anche base elettorale del centro destra, come tra i commercianti, i professionisti e gli autonomi. E' un punto molto delicato per il governo, perché con la revisione degli studi di settore c'è stata quasi una dichiarazione di guerra nei confronti di un certo elettorato. Perché il governo si espone a questa strana forma di harakiri politico?
La parte della legge finanziaria che riguarda il recupero dell'evasione, la lotta agli affitti in nero, la revisione e manutenzione della base imponibile non sembra scritta da un governo di destra. Sembra piuttosto una sorta di rivincita dell'agenzia delle entrate che in questi anni, con la gestione tremontiana è stata umiliata. La lotta all'evasione fiscale non esiste quasi più, si sono perse le pratiche quotidiane e il fisco si è riqualificato sui condoni.
Evasione al galoppo
In questi ultimi anni, e non stiamo parlando solo del governo Berlusconi, la lotta all'evasione è stata lentamente messa da parte. Con la finanziaria del 2005 ritornano al pettine i nodi, anche perché i conti pubblici sono in uno stato tale che non si può più giocare. Servono entrate disperatamente, anche perché il taglio propagandistico delle tasse dovrà pur essere coperto. Si mettono in gioco gli equilibri del consenso per dare qualche spicciolo e conservare la faccia a Berlusconi, che ha già perso Tremonti. La Cgil calcola che, spendendo più di 6 miliardi, un lavoratore con un reddito di 20 mila euro all'anno ricaverebbe ben 66 euro.
(DPEF pag.41 grafico Pil-Pressione fiscale nella versione governativa!)
24/10/2004
Tasse-Pil: i calcoli fasulli del governo
Da "Il Manifesto" del 22 ottobre 2004 - pag.13MASSIMO D'ANTONI*
ERNESTO SCREPANTI*
Nel Dpef compare un grafico che mette in correlazione i tassi di crescita del Pil e la pressione fiscale per alcuni «grandi paesi avanzati».
Il lettore sprovveduto resta impressionato. I dati sembrerebbero dimostrare la validità della tesi berlusconiana, secondo cui il modo migliore per rilanciare l'economia è ridurre le tasse. L'economista però non si lascia ingannare e, anzi, è preso subito da un sospetto: non sarà che i «grandi paesi» considerati in quel grafico (Usa, Spagna, Gran Bretagna, Italia, Germania e Francia) sono stati scelti ad hoc per dimostrare quella tesi? Così abbiamo voluto vedere il bluff. Abbiamo ripetuto l'esercizio proposto prendendo, così come viene fatto nel Dpef, la media dei tassi di crescita del Pil reale e della pressione fiscale relative al decennio 1994-2003. Abbiamo però esteso l'analisi ai paesi dell'Ocse di cui sono disponibili i dati, escludendo le economie in transizione dell'Est europeo, che non sono del tutto omogenee a quelle dei paesi occidentali (e i cui dati comunque non confermerebbero la tesi berlusconiana). Inoltre, per comodità di rappresentazione, non abbiamo incluso nel grafico i dati dell'Irlanda e della Corea (che sono compatibili con la tesi berlusconiana) e quelli dell'Islanda e del Lussemburgo (che non lo sono). Abbiamo ottenuto un grafico come quello che riproduciamo qui accanto. Il risultato non è meno impressionante di quello esibito dal Dpef, ma racconta un'altra storia: la dispersione delle osservazioni è molto ampia e un gran numero di paesi tende ad addensarsi lungo una fascia verticale corrispondente a una pressione fiscale tra il 40 e il 50%. Non emerge alcuna significativa correlazione tra pressione fiscale e tasso di crescita del Pil.
Recita il Dpef (p. 32): «Nessun grande paese avanzato con una pressione fiscale sopra il 40% registra tassi di crescita soddisfacenti». Falso: 12 paesi dei 19 considerati hanno una pressione fiscale superiore al 40% e un tasso di crescita superiore al 2%; e ben 5 di questi paesi hanno un tasso di crescita superiore al 3%. Inoltre, ci sono 8 paesi che hanno una pressione fiscale più alta dell'Italia e che crescono più rapidamente di noi. Il governo forse pensa che Giappone, Finlandia, Norvegia e Svezia non sono grandi paesi avanzati come la Spagna e l'Italia? Questi quattro casi sono infatti interessanti. In Giappone la pressione fiscale è tra le più basse, ma lo è anche il tasso di crescita del Pil. Nei paesi scandinavi invece c'è una pressione fiscale alta, significativamente più alta che da noi, eppure il tasso di crescita è piuttosto elevato.
Che un aumento del tasso di crescita possa essere ottenuto riducendo la pressione fiscale è questione controversa. L'analisi pseudo-scientifica del Dpef non contribuisce ad avvalorare questa ipotesi, e una più attenta considerazione sembra suggerire che le ragioni delle differenze nei tassi di crescita delle economie sviluppate debbano essere cercate altrove.
*Università di Siena
19/10/2004
Lavorare con lentezza: un film, o una possibile risposta al liberismo imperante?
L'altra sera siamo andati a vedere "Lavorare con lentezza" di Guido Chiesa, un film molto particolare sui fatti di Bologna '77 la cui storia ruota intorno a Radio Alice ed al movimento che cercò di liberare energie di trasformazione nel paese, prima di essere precipitato in quelli che oggi conosciamo come gli anni di piombo.
Allora ero uno studente "quasi maggiorenne" e come molti guardavo con interesse quei fermenti creativi e quella voglia di cambiare che, come a Bologna, permeavano la vita di noi giovani virgulti romani.
E l'Itis "Fermi" di Roma era un bel laboratorio di esperienze, all'epoca.
Nel mezzo del film stacca come un pugno nello stomaco Land di Patti Smith (perdonate l'amore sviscerato) e, tra le altre scene, colpisce la figura del carabiniere deputato all'ascolto della radio per segnalare eventuali reati che, nelle ultime scene, si mette al microfono della radio semidistrutta dall'irruzione ed esprime liberamente, una volta, l'opinione del carabiniere semplice.
Oppure la figura del tenente Lippolis, frustrato da una situazione familiare pesante e dal malcontento dovuto ad un errore che gli blocca la carriera.. una figura tutto sommato umana, perfettamente interpretata dall'ottimo Valerio Mastandrea, che nella sua normalità viene scaraventato in piazza ed autorizza l'uso delle armi che porteranno all'assasinio del povero Lorusso.
Non avevamo il brio creativo di Alice a Roma, ma realtà altrettanto radicate erano Onda Rossa, radio proletaria e le stesse radio città futura e radio radicale che ci tenevano informati come le radio rai non facevano neanche allora.
E l'impatto della notizia dell'uccisione del Lorusso fu devastante anche da noi... :-(
Segnò la fine di un'utopia ben prima che la spianassero, reclamati anche dal PCI bolognese, i carri armati mandati dal solito Cossiga (notate quante volte questo signore si è messo di traverso sulla nostra strada?) e le P38.
Ma al di là del film di cui trovate varie recensioni/analisi in rete, compresa quella di uno dei protagonisti di Radio Alice, il sempre attivo Bifo :-) o quella del "maestro" Valerio Evangelisti, il film può anche essere letto come un pretesto per rilanciare una possibile risposta all'imperante etica (!?!) del liberismo economico.
Quel "lavorare con lentezza" sigla d'apertura delle giornate di Alice potrebbe infatti diventare una metafora attiva per uscire da tutti quei vincoli che il lavoro, sempre più precario e sempre più invadente, ci impone oggi!
Con le parole di Bifo " Lavorare con lentezza parla di oggi, parla di quello che dovremmo fare.
Parla del contagio che si dovrebbe diffondere, oggi, nell'immaginario collettivo:
il contagio della lentezza. Il contagio della tenerezza. "
vorrei invitarvi a sperimentare nella nostra vita quotidiana questo semplice concetto, provando a lasciare fuori la competizione ossessiva e ricreando uno spazio per la felicità e la tenerezza.
Interrompiamo questa spirale che abolisce la separazione tra il tempo del lavoro e quello privato, a tutto vantaggio del primo: riappropriamoci dei nostri spazi di socialità e collaborazione.
Utopia?
Ma abbiamo altri modi per non finire schiacciati dagli ingranaggi ed usare la tecnologia per noi e non contro, solo per lavoro?
Tenete d'occhio il sito ufficiale del film, che è anche altro e non dimenticate gli sceneggiatori Wu Ming.
Meditiamo gente,
MediatiAmo!
;-)
18/10/2004
Player MP3 + Linux? Ora c'è!
Se dovete comprarvi un player MP3 USB vi consiglio vivamente di attendere l'arrivo di questo oggetto dalla Francia oppure comprarlo direttamente dal sito del produttore.
Oltre alla funzione di player l'oggetto, simpaticamente simile ad un medaglione tondo, incorpora una Rom con una versione compatta ma funzionante di Linux basata su Debian.
Se disponete di un Pc che permette il boot da USB avrete a disposizione un sistema operativo completamente funzionante con tutte le applicazioni di produttività personale incorporate.
;-)
Fateci un pensiero...
Fonte: punto-informatico.