02/06/2004
Campagna Sbilanciamoci!
"Esiste un’economia ufficiale, che sta nel senso comune, che si insegna nelle università.
E’ quella dell’utilitarismo, della massimizzazione del profitto, del capitale come ragione di tutto.
E ne esiste un’altra, molto meno diffusa, decisamente ignota ai più. E’ fatta di piccole ma solide pratiche, di reti prima che di capitali."
Sbilanciamoci è una campagna promossa da oltre trenta organizzazioni della società civile che analizza gli orientamenti di politica economica che emergono dalla legge Finanziaria e dal Bilancio dello Stato e sviluppa proposte alternative, puntuali e sostenibili su come usare la spesa pubblica per la società, l'ambiente e la pace.
Punto di partenza di Sbilanciamoci è la necessità di cambiare radicalmente la prospettiva delle politiche pubbliche e di rovesciare le priorità economiche e sociali partendo da un’idea di sviluppo centrato sui bisogni dell’uomo anziché sulle esigenze dell’economia e del mercato.
Uno sviluppo non misurabile con i vecchi indicatori economici e monetari, primo fra tutti il Prodotto interno lordo, ma con nuovi parametri che assumano come priorità lo stato dell'ambiente, l'equità nella distribuzione delle risorse, lo sviluppo umano, la qualità sociale.
Per questo nel 2003 Sbilanciamoci ha iniziato ad elaborare indicatori originali di sviluppo suddivisi per Regione (QUARS, Qualità Regionale dello Sviluppo).
Il rapporto 2004 "COME SI VIVE IN ITALIA? Qualità sociale, diritti umani, ambiente, politiche pubbliche regione per regione" è stato presentato a Roma MARTEDI' 1 GIUGNO alla Provincia di Roma.
Nei documenti elaborati da Sbilanciamoci troviamo:
- la controfinanziaria 2004 (pdf 235Kb)
- indicatori per un altro sviluppo (pdf 290Kb)
- articolo "quali modelli economici alternativi?
- articolo "le sfide della ricerca"
02/06/2004
Tutto il wireless che vorrete!
Segnalo e riporto due interessanti articoli dal Manifesto del 30 maggio 2004.
Il primo è un interessante quadro di sintesi delle connessioni senza fili che ci attendono in futuro, mentre il secondo riferisce un'attuale e curiosa esperienza reale di condivisione della connessione WIFI in... bicicletta.
1. Tutte le frontiere del «wireless»
Una banda sempre più larga e sempre meno legata a cavi e linee fisse. Ecco quali saranno le nuove frontiere tecnologiche per le connessioni mobili ad alta velocità:
- Bluetooth (802.15.1): è diventato ormai uno standard de facto nella telefonia mobile per collegare telefoni cellulari e periferiche, particolarmente diffuso per connettere al dispositivo le cuffie auricolari. E' una tecnologia a corto raggio che opera sulla frequenza dei 2,4 GHz. Permette lo scambio dei dati tra dispositivi posti fino a quasi 100 metri di distanza l'uno dall'altro e consente un «transfer rate» (velocità di trasferimento) di circa 1 Mbps, vale a dire quasi il doppio della velocità che si può raggiungere con una linea fissa di tipo Adsl, tanto per avere un ordine di grandezza.
- Hsdpa (High Speed Downlink Packet Access): è già stata ribattezzata come la «terza generazione e mezza» della telefonia mobile, sorta di passaggio intermedio tra il 3G che sta per entrare nelle nostre vite e il 4G che dovrebbe giungervi verso la fine di questo decennio. Hsdpa può essere considerato come il corrispettivo di Edge (Enhanced Data for Global Evolution) riferito però alla prossima transizione.
- MobileFi (802.20): la sua caratteristica principale è la robustezza: in sua presenza, una rete mobile non subisce interruzioni neanche quando i suoi nodi si spostano ad elevate velocità, fino anche a 250 km all'ora. Per questa peculiarità si presta in modo particolare ad offrire i suoi servizi al mondo dei trasporti. Come nel caso di Bluetooth, i dati viaggiano a circa 1 Mbps.
- UltraWideBand (802.15.3): nata come tecnologia militare, somiglia a Bluetooth dal punto di vista della distanza entro cui può operare e ha una potenza trasmissiva circa 10 volte superiore a quella di Wi-Fi.
- Wi-Fi (802.11b e gli altri standard 802.11x): Altrimenti detto 802.11b, Wi-Fi è stato il primo a comparire in scena e ad essere riuscito a far accendere i riflettori sulle reti mobili come mai prima di allora. Il suo ingresso è stato seguito da quello di 802.11a che si è dimostrato però uno standard non altrettanto versatile ed efficiente. A breve distanza è arrivato però l'altro «parente» 802.11g, che di Wi-Fi è oggi considerato a tutti gli effetti come il degno erede. In tutti i casi, la distanza massima consentita per la comunicazione è di un centinaio di metri circa, mentre per la velocità trasmissiva si va dagli 11 ai 54 Mbps.
- WiMAX (802.16): è senza alcun dubbio la tecnologia wireless del momento. Attorno a lei c'è un consorzio che raggruppa diversi soggetti ICT di primo piano. La sua funzionalità si estende fino a 50 chilometri e nei network che si basano su di essa i dati viaggiano fino a una velocità di 75 Mbps.
- Zigbee (802.15.4): prende a modello l'attività delle api, fa circolare i dati a una velocità molto contenuta (circa 20 Kbps), ma la lentezza passa in secondo piano rispetto al vero pregio della tecnologia, cioè la sua autosufficienza (il singolo modulo comprende infatti un chip, un'antenna e una piccola memoria), le scarse pretese in termini energetici e il basso costo. Una determinata area geografica può così essere facilmente disseminata di nodi ZigBee a tutto vantaggio della stabilità complessiva del network che si verrebbe a creare.
2. Connessione Internet pedalando sulla bici
Portare equipaggiamento wireless in bicicletta per condividere con i propri vicini l'accesso alla Rete, tecnologia e socializzazione. L'idea è di un media-artista
STEFANO COLELLI
Passeggiando per New York City, è possibile incontrare Yury Gitman che pedala per la città. Chi si trova nei suoi paraggi e ha con se un portatile configurato con una scheda di rete wireless può connettersi a Internet anche se la zona non è provvista di punti di accesso.
Il perché si spiega guardando la bicicletta di Yury. Il ciclista ha installato sulla sua due ruote un'antenna, un portatile, un cellulare e batterie per offrire gratuitamente connettività a Internet a chi si trova nel raggio operativo di un centinaio di metri. Inoltre l'idea che ha spinto Yury Gitman a realizzare la sua opera è la possibilità di intercomunicare con altre biciclette simili, creando un network mobile che serva il maggior numero di utenti.
Gitman è un hacker, un web designer, un artista delle reti senza fili. Laureato alla New York University's Interactive Telecommunication è stato uno dei creatori di Noderunner, gioco a squadre che ha come finalità l'intercettare il maggior numero di reti wireless nel minor tempo possibile e che si svolge girando a piedi, in bici o con qualsiasi mezzo nella propria città.
Ma lui si definisce: «come l'uomo del carretto dei gelati, ma senza musica, io offro connessione a Internet invece del gelato». La sua creatura, la Magic Bike (magicbike), è un gioiello di tecnologia a basso costo e Yury sta lavorando per riuscire a rendere questa sua invenzione un prodotto commerciale. Cosa spinge Gitman? Un'anima da ciclista inguaribile, ma non solo, perché se è vero che il medium è il messaggio: «La bicicletta è un simbolo tradizionale dei movimenti politici, dal movimento delle donne della fine del XIX secolo, passando per le lotte operaie dei primi del '900, fino a oggi dove la bicicletta si impone come mezzo alternativo alla dipendenza globale dal petrolio», leggiamo sul suo sito.
E poi «Le bici-wireless sono tattiche surrealistiche ready-made», un'interazione tra tecnologia e arte con cui Gitman gioca alla Duchamp. Yury Gitman partecipa regolarmente alle passeggiate della critical mass, assembramento di ciclisti che invadono le strade delle città bloccando il traffico automobilistico senza infrangere nessun regolamento stradale con l'idea che «un'altra città è possibile», (proprio in questo fine settimana a Roma c'è il raduno internazionale delle masse critiche, oggi è l'ultimo giorno: info su critical-mass.org e ciclofficina).
La bicicletta, come mezzo economico e «pulito» di trasporto o come «via all'illuminazione zen» è da sempre un oggetto di culto per i geeks di ogni parte del mondo, per chi è inchiodato a monitor e tastiera per la maggior parte delle 24 ore. Le due ruote sono parte integrante della cultura hacker. Il ritmico pedalare, il paesaggio che cambia lentamente, l'afflusso di ossigeno, a detta di molti programmatori, sembrano essere un ottimo rimedio per dipanare complicati flussi di dati e algoritmi nei momenti di maggior stress.
«Bicicletta per il cervello» doveva essere, nel febbraio del 1981, il leit-motiv della campagna promozionale per il lancio di un nuovo personal computer che rivoluzionò radicalmente la percezione dell'interazione utente/macchina. Il lancio pubblicitario «think Bicycle» suonò troppo ingenuo e la Apple decise di mantenere il nome originale del progetto, ovvero Macintosh.
Ancora. 1983, Steven K. Roberts del Nomadic Research Lab comincia la sua avventura di programmatore e scrittore nomade equipaggiando una speciale bicicletta, detta «recumbent», con un portatile, pannelli solari, ricetrasmettitore radio. Poi iniziò a pedalare in lungo e largo per tutti gli States.
In undici anni Steven K. Roberts ha creato tre modelli differenti di bici super accessioriate, la «Winnebiko I», la «Winnebiko II» e la «Behemoth», ha percorso un'incalcolabile quantità di chilometri, ha scritto libri e software e oggi ha deciso di abbandonare la terraferma concentrando i suoi sforzi sull'equivalente marino delle sue creature: la «Microship», un trimarano - laboratorio dove navigare, programmare e vivere secondo la sua indole nomade (http://microship.com).