20/04/2004
La guerra, gli eroi e... gli uomini semplici di pace.
Gli eventi degli ultimi giorni ,ed il modo in cui se ne è parlato in tv e sui giornali, mi hanno lasciato molto da pensare...
Rispolverare la retorica dell'eroe, nel 2004, mi sembra del tutto fuoriluogo; non voglio riportare i vari articoli di giornale, li potete trovare tutti in rete.
Mi preme invece portare la vostra attenzione su alcune cose lette in giro... l'intervento di Leonardo sugli avvoltoi, il successivo sull'essenza dell'italiano per esempio.
L'interessante intervento di Piergiorgi Odifreddi, recuperato dal Barbiere della sera, per spiegare il perchè del ritiro immediato delle truppe spagnole voluto da Zapatero: dal punto di vista dei modelli matematici era la cosa migliore da fare, punto.
Ma tutto questo parlare ci fa perdere di vista il problema centrale che è l'impossibilità di risolvere situazioni di degrado sociale e civile con interventi puramente militari.
E riporto altri due interventi che danno molto da pensare, questa volta relativi al ruolo della donna nella società occidentale e non.
Ho scoperto solo poche sere fa il blog di una collega distaccata in Egitto, Haramlik e casualmente sono capitato su questo suo post in cui si esaltano i vantaggi dell'esser donna nei paesi islamici;
Lia dice:
"In un paese islamico, io godo di tutti i vantaggi dell'essere una donna e vengo sollevata da tutte le fatiche. E' l'ultima frontiera di una donna occidentale stanca di guerre, un paese islamico."
Ora io non so esattamente in cosa differisca l'Egitto dagli altri paesi islamici ma ricordo perfettamente di aver sentito parlare di quasi segregazione per le donne, di scarsa tolleranza per i gay e di tante cosette di cui non trovo riscontro nel post di Lia... ma forse la situazione per una donna occidentale lì in trasferta sarà differente.
Quello che consiglio a Lia è di guardarsi intorno magari farsi un giro su Serendip, il blog di Daniela e leggersi attentamente in questo post cosa è successo a Rania al-Baz per il solo fatto di esser donna e cosa succede anche a molte donne occidentali nel chiuso delle loro case.
La notizia tra l'altro era anche disponibile sul Manifesto e su Repubblica Online oltre che su molte altre news internazionali e mi pare non deponga affatto in favore della visione di Lia.
Tutto questo per dire che la guerra, l'inciviltà, la violenza si possono battere solo con la tolleranza, l'impegno civile, l'accettazione del diverso (da che poi!) e la cultura; ciò che più semplicemente mi piace sintetizzare con la parola "pace".