30/12/2003

Buon Anno!

fuochi2.gif Visto che probabilmente non riusciro' a rispondere singolarmente a tutte le mail di auguri ricevute in questi giorni, approfitto del blog per estendere i migliori auguri di buon anno a tutti. Buon 2004!
di MarcoP at 19:09:24 10 Commenti

30/12/2003

Il mondo slogan di Powerpoint

Il programma comprato e distribuito da Microsoft viene ormai usato da 300 milioni di persone. Uno strumento che influenza le modalità del discorso e «strizza» il testo fino alla semplice enunciazione FRANCO CARLINI Da Il Manifesto del 28-12-03
Si chiama Claire ed è una giovane manager americana, con un marito e due figli di 12 e 14 anni. Quando le cose non funzionano, magari perché la spazzatura non è stata portata fuori o il bagno lasciato in disordine, Claire riunisce il gruppo familiare in salotto, davanti a un proiettore, e impartisce loro una «presentazione» con il software chiamato Power Point (familiarmente Ppt) dal titolo «La famiglia è importante». Sottotitolo: Un approccio al cambiamento positivo nella squadra famigliare». Segue una pagina con i classici pallini («bullet») e le seguenti frasi: * La mancanza di organizzazione porta confusione e frustrazione tra tutti i membri della famiglia * La disorganizzazione è nociva per i voti scolastici e per la vita sociale * La disorganizzazione porta a delle inefficienze che impattano sull'intera famiglia. Ormai la storia di Claire, raccontata sulla rivista New Yorker del 28 maggio 2001, è divenuta una leggenda, citata come esempio dell'abuso di quel potente software di Microsoft che da tredici anni si è imposto come standard, al posto dei lucidi e delle diapositive. Originariamente si chiamava «Presenter», ed era stato inventato da Bob Gaskins e Dennis Austin in una piccola azienda della Silicon Valley chiamata Forethought. Lo misero sul mercato nel 1987 in una versione bianco e nero, pensata esclusivamente per i computer Apple Mcintosh. Ma il nuovo software attirò presto le attenzioni della Microsoft di Bill Gates che acquistò l'intera azienda (nel frattempo ribattezzatasi PowerPoint) per 14 milioni di dollari. La versione per Windows (allora era il Windows 3.0) andò in vendita nel 1990. Oggi, ogni giorno che passa, trenta milioni di persone accendono il computer, lo collegano a un proiettore e fanno la loro brava «presentazione». Nel senso che illustrano a una platea grande o piccola un progetto finanziario, un piano di marketing, una campagna elettorale, una lezione alla classe; le varianti sono infinite. Sembra che di Ppt siano state distribuite finora 300 milioni di copie, inglobate nel pacchetto di produttività individuale chiamato Office. E' uno strumento universale, uno standard che ha completamente sostituito le «slide» su fogli di acetato, le quali a loro volta avevano rimpiazzato le diapositive. E le diapositive, per parte loro, avevano reso inutile e ingombrante la lavagna di ardesia (con il gesso) e quella di carta su cui scrivere con il pennarello. Quest'ultima versione (fogli di carta e pennarello) sopravvive solo per le famigerate riunioni di «brainstorming» (traduzione letterale: «tempesta cerebrale», traduzione realistica: «ognuno dica quello che diavolo gli passa per la testa»). Due sono le critiche che è possibile rivolgere a PowerPoint, l'una di fondo e teorica, l'altra relativa al suo uso, e dunque pratica. Questa seconda recita così: il sistema è ottimo, potente e versatile; se talora i risultati sono deludenti questo è perché viene usato male. Per esempio se un oratore-presentatore realizza delle videate ripiene di solo testo, ebbene questo è un modo pessimo di utilizzarlo, e se poi nel corso della presentazione dal vivo si limita a leggere quel testo (quasi che gli astanti fossero tutti orbi), allora il risultato è deprimente. Altri difetti da uso stupido del mezzo sono: l'abuso di font, stili e colori diversi e senza criterio, oppure, viceversa, il ricorso pigro ai formati e alle immagini predefinite che il programma propone. Nel primo caso l'effetto è quello di una carnevalata ingenua e confusa, mentre nel secondo ci sarà piattezza e conformismo comunicativo. In generale l'effetto sugli astanti è soporifero e deprimente, dicono i critici più accesi, e il pubblico comincia a risollevarsi quando finalmente le luci si riaccendono e comincia, eventualmente, una possibilità di dialogo con l'oratore. Esistono peraltro degli esperimenti condotti nei dipartimenti di psicologia che dimostrano l'efficacia (e persino la forza manipolatoria) del PowerPoint: un gruppo di esperti viene chiamato a giudicare un atleta, avendo a disposizione solo dei fogli di carta con le tabelline dei suoi punteggi, mentre un secondo gruppo assiste agli stessi dati, in formato Ppt; ebbene i secondi gli attribuiscono un voto finale maggiore. Dal punto di vista teorico PowerPoint è la migliore dimostrazione che il mezzo influenza il messaggio. Ovviamente questo è vero anche per la posta elettronica come per i brevi messaggi di testo o le pagine web. Si parte da un'idea e da un contenuto da comunicare, ma lo strumento che si sceglie di utilizzare (o che si è obbligati a utilizzare per vincoli esterni) esercita un peso rilevante, anche se spesso inavvertito. Un'interpretazione ingenua potrebbe sostenere che, di fronte a una eventuale limitatezza del mezzo, il processo mentale che viene attivato sia semplicemente quello di tagliare e ridurre il pensiero originario, perché esso sia trasmissibile in quella banda limitata. Ma questo è vero solo in pochi casi, ovvero quando si ha già un testo pronto in precedenza e ne sia necessaria una riduzione. Per esempio questo testo che misura diverse migliaia di caratteri potrebbe venire condensato in un articolo da 70 righe di quotidiano, esercitando un'intelligente - si spera - opera di selezione e sfrondatura: tanti dolorosi tagli che magari alla fine si riveleranno benefici perché permetteranno all'autore stesso di rendersi conto con maggiore chiarezza di quanto del suo pensiero è davvero importante e quanto invece era laterale, accessorio o addirittura sviante rispetto alla linearità e alla chiarezza del suo discorso. Ma più spesso il percorso è diverso: spesso infatti la decisione di scrivere (o comunque di comunicare qualcosa) è contemporanea alla scelta del mezzo e allora questo stesso mezzo, che illusoriamente viene considerato neutro, si rivela invece una potente macchina che plasma i contenuti stessi. In ciò non c'è niente di scandaloso e molto di normale. Sapendo di dover parlare per tre minuti alla radio l'autore progetterà un blocco di discorso non più lungo di 50 righe, che sono pochissime se stampate ma lunghissime fino alla noia se recitate. Nel discorso radiofonico si metteranno in atto alcuni espedienti narrativi e si potrà giocare sui toni di voce, per rendere meno monotona l'esposizione; restano sempre 50 righe (in pratica una sola idea, appena sviluppata e poco argomentata), ma comunque con una struttura tutto sommato classica. Quando il discorso venga progettato per il PowerPoint le cose si fanno più controverse: lo scenario della narrazione sarà quello di un grande schermo illuminato e di un palco con microfono da dove l'oratore in ombra fa due cose: schiaccia il pulsante per fare scorrere le slide in sequenza e insieme le illustra con voce sua. In origine - per esempio nella comunicazione scientifica - le slide erano un ottimo mezzo per far vedere con gli occhi quello che le parole non potevano raccontare: si pensi alla struttura tridimensionale di una proteina o anche semplicemente a una curva che rappresenta graficamente i risultati numerici di un esperimento. Tutto bene e molto efficace; se poi l'oratore non deve ricorrere al laboratorio fotografico per le slide e può invece realizzarle da solo, si assapora un gusto di libertà e di creatività. A questi aspetti positivi se ne contrappongono tuttavia di molto critici: lo spazio limitato della singola videata spinge inevitabilmente a spezzettare il testo, il quale si concentra a tal punto che le singole frasi diventano slogan. Secondo i sostenitori di Ppt questo è un ottimo modo per estrarre dal proprio caos mentale i punti essenziali, che verranno appunto «impallinati», ma secondo i critici si tratta invece di un pensiero isterilito e impoverito: più propaganda che argomentazione.
di MarcoP at 18:44:20 Commenta:

30/12/2003

Protesta contro il decreto "Grande Fratello"

Con la presente, intendo protestare per il decreto che il consiglio dei ministri ha improvvisamente varato lo scorso 23 dicembre. Ritengo che la conservazione coatta dei siti che visito, dei destinatari delle mie telefonate e delle mie email per un periodo non inferiore ai 5 anni costituisca una violazione inaccettabile dei diritti inviolabili che mi spettano in quanto cittadino, così come sancito dall'art. 15 della Costituzione. Ritengo inoltre che una decisione così importante avrebbe meritato un ampio dibattito pubblico, e non una scelta unilaterale ed improvvisa. Auspico quindi che il Parlamento possa correggere i punti del decreto nel rispetto del nuovo codice della Privacy. Diversamente, mi servirò solo di provider che sfruttano server e connessioni residenti all'estero". Compila form su Quintostato
Da "Il Manifesto" del 24-12-2003 Schedati in rete Un decreto obbliga i gestori di internet e telefono a conservare i dati sugli accessi per 5 anni SARA MENAFRA Schedati. Da oggi chiunque si collega a internet, riceve un sms o fa una telefonata, rimarrà registrato negli archivi del gestore della connessione (telefonica o telematica) per 60 mesi, cioè per cinque anni. Come hanno dimostrato le recenti indagini, soprattutto quelle sulle nuove Brigate rosse, attualmente le comunicazioni telefoniche sono tutte registrate negli archivi dei gestori dei servizi telefonici, al punto che a distanza di anni è stato possibile ricostruire tutto il traffico dei cellulari dell'organizzazione e delle schede telefoniche prepagate che li contattavano. Fino a qualche tempo fa, però, le aziende telefoniche conservavano questi archivi senza che nessuna legge li avesse obbligati a farlo. La prima normativa su questo punto era stata approvata lo scorso 27 giugno e sarebbe entrata in vigore il prossimo 1 gennaio. Il «Codice della privacy», infatti, stabiliva che dal 1 gennaio 2004 le compagnie telefoniche avrebbero dovuto tenere memoria del traffico per 30 mesi, e solo per 6 mesi sarebbe stato possibile fornire i dati necessari per la fatturazione. Questo significava che con il nuovo anno i gestori della rete avrebbero dovuto distruggere tutti i dati relativi al biennio 1999-2000 e parte di quelli relativi al 2001. Ora invece l'ultimo consiglio dei ministri ha espanso l'obbligo di conservare la memoria delle comunicazioni telefoniche a 60 mesi. Non solo: da oggi l'obbligo di mantenimento dei dati riguarderà tutti i «dati di traffico», una definizione un po' generica che comprende non solo il traffico telefonico, ma anche tutte le connessioni agli Internet Service Provider, e gli stessi sms. Per i primi 30 mesi questi dati potranno essere prelevati per qualunque «finalità di accertamento e repressione dei reati» (art.132 comma 1). I dati relativi ai precedenti 30 mesi, invece, potranno essere prelevati dai magistrati solo se la persona di cui si vogliono ricostruire tutte le tracce telematiche è indagata per reati molto gravi, come rapimento, mafia, estorsione o terrorismo. Il testo approvato dal governo è stato immediatamente bocciato dal Garante sulla privacy secondo cui la nuova norma è anticostituzionale: «è in conflitto con le norme costituzionali sulla libertà e segretezza delle comunicazioni e sulla libera manifestazione del pensiero», argomenta il breve comunicato. Il problema, dicono dall'authority, è che dai dati di connessione alla rete internet si possono ricavare moltissimi elementi personali. Dai file di log -che sono una sorta di firma sul registro di ingresso di un sito internet - infatti, si può ricostruire quali pagine internet sono state visitate, da chi e per quanto tempo, oppure da chi era stata spedita una determinata mail, quanto «pesava» e quando è stata scaricata. Con questa legge per di più, l'Italia supera anche il dibattito europeo su questo punto. I Quindici, infatti, stanno discutendo da tempo della possibilità di obbligare i gestori dei provider a tenere il registro degli accessi (cioè l'elenco dei log), ma il termine massimo avrebbe dovuto essere fissato a 12 mesi. Dopo una lunga discussione, però, la normativa si è di fatto bloccata. La decisione è stata presa «in nome della lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata» ha argomentato ieri il ministro Roberto Castelli. E infatti a gioire della decisione presa sono stati soprattutto i magistrati della Direzione distrettuale antimafia e dell'antiterrorismo.
di MarcoP at 18:37:36 Commenta: